Tutto ha inizio il 21 novembre, l’ex presidente dell'Ucraina, Viktor Yanukovich, rifiuta di firmare un accordo di associazione con l'Unione Europea (UE) poi firma con il Presidente russo Vladímir Putin un accordo che include la concessione di aiuti economici e la riduzione del prezzo del gas russo. Entrambe le misure sono mal accettate dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei, che immediatamente fomentano in vari modi l’opposizione ucraina che, come primo passo, occupa la piazza Indipendenza di Kiev proclamando slogan proeuropei e contro Yanukovich, fino al punto di rinominare la piazza storica in Euromaidan (euro, per la EU, e maidan, che significa piazza).
Da questo momento si radicalizzano le dimostrazioni che si diffondono ad altre città.
Víktor Yanukóvich emana una l’amnistia per i detenuti della rivolta, la protesta va avanti. Kiev vive i peggiori scontri a partire dal 18 febbraio, quando i dimostranti tentano di prendere il Parlamento attaccando diversi edifici governativi, azione impedita dalle truppe antisommossa al costo di decine di morti.
Il giorno successivo, il Presidente Yanukóvich viene destituito dalla Rada (Parlamento), che richiede venga giudicato dal Tribunale dell’Aja per crimini contro l'umanità. L'oppositrice Yulia Timoshenko, che era stata imprigionata, viene rilasciata, ma dichiara che non era interessata a stare in lista per il suo partito, Patria. Il suo braccio destro, Alexándr Turchínov, viene nominato presidente facente funzione il 22 febbraio, mentre poco dopo Arseni Yatseniuk, anch’egli del partito Patria, viene nominato primo ministro.
Come previsto, il neocostituito governo ucraino ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) 25.000 milioni di euro e Yatsenjuk il 27 febbraio dichiara: "Non abbiamo altra scelta che prendere misure estremamente impopolari", dando la colpa alla rottura con Mosca e alla quasi sicura interruzione del flusso economico dalla Russia. La direttrice del FMI, Christine Lagarde, dice che una squadra dell'agenzia inizierà a lavorare a Kiev per individuare le esigenze dell'Ucraina e avviare un dialogo preliminare con le autorità per un piano di salvataggio.
Il 1 marzo il Presidente russo riceve l’autorizzazione dal Parlamento per utilizzare le truppe russe in Crimea, per "la straordinaria situazione in Ucraina e la minaccia che pesa sulla vita dei cittadini russi della penisola". Allo stesso tempo le truppe russe sono state messe in stato d’allerta nel porto ucraino di Sebastopoli, dove c’è la base russa della flotta del Mar Nero. Putin dice che non scarta l’ipotesi di un intervento se il caos prende il sopravvento in Ucraina, anche se lo considera solo, "l’ ultima risorsa" per difendere la popolazione ucraina delle aree a est e a sud. Parlando de Crimea, Putin chiarisce che la Russia non intende annettere la penisola.
Per tutta risposta, le nuove autorità dell'Ucraina hanno messo in allerta il loro esercito, hanno mobilitato i riservisti, hanno chiuso lo spazio aereo ai voli non commerciali e hanno rafforzato la sicurezza intorno ai 15 reattori nucleari del territorio. Vale la pena chiarire che circa 25.000 soldati ucraini dislocati nell'est e nel sud dell'Ucraina non hanno riconosciuto il nuovo governo, tenendo conto che neanche la maggior parte della popolazione lo ha fatto dichiarandosi a favore del deposto presidente Yanukóvich e della Russia.
Infine, gli Stati Uniti hanno congelato le relazioni commerciali e militari con Mosca. Così, il vice presidente Joe Biden, ha chiesto alla Russia di favorire l’ingresso immediato degli osservatori internazionali in Ucraina, mentre al telefono, il Presidente Barack Obama ha comunicato alla sua controparte Vladimir Putin che intervenire militarmente in Crimea avrebbe come conseguenza l'assenza russa al vertice G-8 che si terrà a giugno prossimo, e un possibile isolamento economico e politico.

Nessun commento:
Posta un commento